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Nei vostri (di Vittoria Colonna?) parti ove dipinta siete

By 13 Aprile 2020Giugno 17th, 2020Galeazzo di Tarsia

Sonetto XXXVII

 

Si affatican invan, Donna reale,

Mille alme pene e mille puri inchiostri

A ritrarre il men bel degli occhi vostri:

Ché mal somiglia il sol cosa mortale.

Il ciel vi fece a suo diletto tale

Che non capete agl’intelletti nostri.

E siete sola in questi bassi chiostri

Divin subietto all’arte disuguale.

Ma pur cortese e pia gradir dovete

Che il nome vostro le lor carte onori,

Ché a più santa umiltà più si conviene.

Si diran poi che ricca di splendori

Andrete nuova sposa al sommo bene,

Nei vostri parti ove dipinta siete.

 

Sonetto in prosa

Si affaticano invano, donna reale, mille penne spirituali [alme] e mille puri inchiostri a ritrarre il men bel degli occhi vostri: cui [ché] mal somiglia il sole cosa mortale.

Il cielo vi ha fatto tale a suo diletto che non siete compresa [non capete] ai nostri intelletti, e siete sola in questi bassi chiostri divino soggetto all’arte diseguale.

Ma anche se [pur] cortese e pia, dovete gradire che il nome vostro onori le loro carte, perché a più santa umiltà più si conviene.

Si dirà poi che ricca di splendori andrete nuova sposa al sommo bene, nei vostri parti [poetici] dove siete dipinta.

 

Commento

Il sonetto è stato uno dei primi a essere pubblicato, con poche modifiche, e non attribuito al vero autore.

Viene inserito in una raccolta di poesie in lode di Giovanna Castriota. È il costume del tempo, poco attento alla proprietà letteraria. Il sonetto ripete alcuni concetti già espressi nel precedente. Per esempio nell’uso del verbo capere: non cape già nei marmi, e ne lo stile (sonetto XXXVI) e che non capete agl’intelletti nostri (sonetto XXXVII).

Anche questo sonetto, ed è l’ultimo, viene considerato dedicato a Vittoria Colonna. Ciò non avviene, però, per un riferimento a una colonna o a una vittoria o a entrambi i termini, ma per l’espressione Nei vostri parti ove dipinta siete.

I parti, in questo caso, non sono i figli partoriti, ma sono i parti letterari, le poesie scritte da Vittoria Colonna. Come argomento per questa attribuzione, tuttavia, è molto debole. In ogni caso, questo riferimento ai parti letterari serve comunque a escludere che la Vittoria Colonna cui Galeazzo dedica molte delle sue poesie sia la nipote della poetessa, Vittoria Colonna Jr. Se, invece, il parto è uno solo, “Nel vostro parto”, come recita la poesia quando viene inserita nella Raccolta di rime in lode di Giovanna Castriota? Nel primo caso, quello in cui i parti son più di uno, non possono essere altro che parti letterari e, quindi, la poesia è stata scritta in onore di Vittoria Colonna Sr. Il che porta a concludere che la Donna reale è proprio questa e che, quindi, le poesie dedicate a questa diva del Cinquecento sono molte di più di quelle in cui è inserito il termine colonna o il termine vittoria.

Non è l’unica cosa che scombina l’ipotesi più ovvia: che per Donna reale si deve intendere una Donna di cui non si vuole fare il nome e che si indica scrivendo Donna con la maiuscola, come se fosse un nome.

Comunque, questa donna reale ha qualcosa di celestiale, persino di divino (Divin subietto la definisce il poeta alla fine della seconda quartina). Essa non può essere capita dagli intelletti umani e non ci sono penne o inchiostri capaci di descriverla. Tuttavia, il poeta si aspetta che lei apprezzi i tentativi di descriverla. Dopo di che essi diranno che, ricca di splendori, andrete sposa al sommo bene, nei vostri parti dove siete dipinta.

A parte il fatto che non si capisce che cosa sia il sommo bene (a meno che non si intende che la Donna reale si fa monaca), la conclusione è che questo sonetto non è un sonetto d’amore o, forse, è il sonetto che un uomo innamorato, ormai rassegnato, dedica a una donna che sa di avere perso perché ha operato una scelta che proviene dalla sua natura spirituale (divina), più che dai sensi.

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