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Chiome bionde tra natura, ragione, errore

Sonetto VIII

 

Amor è una virtù che né per onda

Pesce guizza, né crud’ange in è sentero,

Né fende aura augel rapace e fero,

Né cresce erbetta in riva o in mano fronda,

Né vento questa o quella agita e sfronda,

Né stende corso umor, né s’erge al vero

Angel puro lassù, quaggiù pensero,

Né fuoco o stella spiega chioma bionda,

Che non scaldi, addolcisca prenda al volo,

Rinverda, nutra, a mezzo corso affrene,

Guidi, volga, risvegli, allume, indore,

Per sé si muove ed un oggetto ha solo:

Bellezza e natural desio di bene:

Nasce in noi di ragion, vive d’errore.

Sonetto VIII in prosa

Amore è una virtù che [non permette] che pesce guizzi in mare, né crudele serpente sia nel sentiero, né fenda l’aria uccello rapace e feroce, né cresca erba sulla riva e fonda sul ramo,

né vento agiti e sfrondi questa o quella [cosa], né scorra corso d’acqua, né si alzi al vero angelo puro lassù, quaggiù pensiero, né fuoco o stella spieghi una chioma bionda,

che non scaldi, addolcisca, prenda al volo, rinverdisca, nutra, freni a metà, guidi, volga, risvegli, illumini e indori,

si muove per se stesso e ha un solo oggetto: bellezza e naturale desiderio di bene; nasce in noi dalla ragione, vive d’errore [si alimenta del venir meno della ragione].

 

Commento VIII

Quarto sonetto in cui si fa accenno a chiome bionde. Stessi problemi che per i precedenti: sarà dedicato a Vittoria Colonna, dal momento che in due di questi sonetti dedicati a una chioma bionda, c’è anche il riferimento alla Vittoria o alla Colonna, cioè i due termini che i critici e commentatori di Galeazzo considerano chiaro riferimento alla donna amata dal poeta: Vittoria Colonna?

Il sonetto presenta un’altra particolarità: i primi 12 versi costituiscono una sola frase la quale serve ad esprimere un solo concetto: che tutto, nella natura, è mosso dall’amore: piante, animali, uomini, cielo, terra. Gli ultimi due versi fanno parte della stessa frase ma solo perché sono una doppia specificazione del dodicesimo verso. Infatti, questo verso si chiude con due punti oltre i quali ci sono due frasi, ciascuna in un rigo, separate da un punto e virgola.

Dal punto di vista strettamente tecnico, il punto e virgola alla fine del tredicesimo verso serve a dire che anche il quattordicesimo verso è da intendere come una specificazione simmetrica al verso tredicesimo. Solo che non è vero, perché i verbi che reggono il verso tredicesimo si trovano nel verso dodicesimo. Il quattordicesimo verso è retto dai verbi che si trovano nello stesso verso.

In effetti, con l’intento di costruire un sonetto su una sola frase, Galeazzo si è preso una piccola licenza poetica, mettendo un punto e virgola laddove, chiaramente, avrebbe dovuto mettere un punto.

Comunque, la prima specificazione, il tredicesimo verso spiega quale sia l’oggetto dell’amore indicato dai due verbi del verso dodicesimo (per sé si muove e ha solo un oggetto): la bellezza e il naturale desiderio del bene. L’ultimo verso non si poggia sui verbi del dodicesimo, in quanto si regge due altri verbi: nasce in noi dalla ragione, si alimenta dell’errore (cioè del venir meno della ragione).

 

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