
Sonetto V
D’aurea scelta saetta alta ferita
M’aperse, e poi saldar mi volse il core:
Ch’è talor dolce e mansueto Amore,
Talor tigr’empia in fredd’alpe nodrita.
E per quel calle onde la prima er’ita,
Ne sciolse una di squallido colore,
Che ha di sanar l’interno mal vigore
E rende l’alma a più tranquilla vita.
Questa dell’altra la dorata cocca
Spinse, e fu da colei respinto indietro.
Pietà del ciel mi fôra morir dianzi.
Ché d’indi in qua più largo il duol trabocca
Per gli occhi e ‘l sangue, e va la febbre innanzi.
Amor, bella merce da te m’impetro.
Sonetto V
Mi ha aperto un’alta ferita di scelta aurea saetta, e poi mi ha voluto guarire il cuore: perché amore è talvolta dolce e mansueto, talora un’empia tigre nutrita in fredda alpe [in freddo monte].
E per quel sentiero verso cui la prima era andata, ne sciolse una di colore squallido che ha il vigore di sanare il male interiore e rende l’anima a una vita più tranquilla.
Questa spinse la dorata cocca [dorato dardo] ed è stata da costei respinta indietro. Pietà del cielo sarebbe se morissi prima.
Perché di lì in qua il dolore trabocca più largo attraverso gli occhi e il sangue, e va avanti la febbre. Amore, da tè mi aspetto una bella ricompensa.
Commento V
Il tema centrale della poesia di Galeazzo è il fatto che l’amore è bellezza e felicità, ma è anche sofferenza. Da quella semplice e prioritaria in ordine di tempo del non essere riamato o del dubbio di non essere riamato o accettato. A quella della separazione, anche solo temporanea, dall’oggetto amato. Alla finale ed estrema della morte della donna amata. Una sofferenza quest’ultima che l’uomo veramente innamorato non può e non vuole accettare. E infatti si augura sempre di morire prima dell’amata.
Ovviamente, c’è sempre dell’incoerenza in questi auguri: se l’amato trova insopportabile la morte dell’amata, perché augurarsi di morire prima, cioè di dare un insopportabile sofferenza all’amata? L’unica condizione accettabile per due innamorati è, infatti, solo e sempre l’augurio e il desiderio di morire insieme.


