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I sonetti pubblicati nel Cinquecento

Sonetto IX

A voi de’ fondi suoi muscosi amari

Apra Teti i più ricchi e bei tesori,

E l’Indo e ‘l Tago i loro riposti onori,

E Tiro i pregi suoi più colti e rari;

E di lor seni preziosi e cari

V’ard’Arabia e Sabea tutti gli odori:

Ognun vi canti, intagli e vi colori,

E v’alzi Roma mille e mille altari.

Un vostro cenno il sol raffrene e tempre,

E di neve e di gel la state impliche,

E ‘l verno di be’ fior copra ogni riva.

E le Parche vi sian cotanto amiche

Che, come stella in cielo, in terra sempre

La vostr’alma beltade eterno viva.

 

Sonetto IX in prosa

Apra a voi Teti (madre di Achille) i più ricchi e bei tesori dei suoi amari muscosi fondi, e l’Indo (India) e il Tago i suoi pregi più colti e rari.

E vi ardano l’Arabia e la Sabea tutti gli odori (di incensi e mirra) dei loro seni preziosi e cari: ognuno di canti, intagli e vi colori e vi alzi Roma mille e mille altari.

Un vostro cenno il sole raffrena e tempra, e riempia di neve e di gel l’estate, e l’inverno copra ogni riva di bei fiori.

E le Parche vi siano tanto amiche che, come stella in cielo, in terra la vostra anima viva sempre di eterna bellezza.

 

Commento IX

Il sonetto è uno dei meno riusciti tra quanti siano stati scritti da Galeazzo di Tarsia. È dedicato a qualcuno, una donna. Insieme a un secondo sonetto scritto da Galeazzo per la moglie Camilla, questo sonetto è stato pubblicato in un volume dal titolo: Rime in lode della Ill.a S.a D.a Giovanna Castriate Carrafa, Duchessa de Nocera, e Marchesa di Civita Santo Angelo, scritte in varii tempi da diversi huomini hillustri, et raccolte da Don Scipione de’ Monti, Vico Equense: G. Cocchi, 1585. Ma siccome non è ben riuscito, ogni tanto ritorna l’ipotesi che questo sonetto sia stato dedicato effettivamente a Giovanna Castriota. Una seconda ipotesi è che entrambi i sonetti, sia questo, sia quello pubblicati come rime in lode della Castriota, siano stati scritti in onore di Vittoria Colonna. Il secondo sonetto in questione è il XXXVII (Si affatican invan, Donna reale).

Solo che questi due sonetti non sono stati i primi stampati. Nel 1558, come Rime di Laura Terracina (Le seste Rime della Signora Laura Terracina di Napoli, stampate in Lucca presso Vincenzo Busdrago) vengono stampati altri due sonetti: il XXIV (Chiaro e di vero honor marmo lucente) e il XXVIII (Roma, le palme tue, che in marmi e in oro).

Il contenuto è freddo e non vale la pena di commentarlo.

 

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