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Ancora Vittoria Colonna?

Sonetto X

Chiar’alma, che la mia sovente accogli

Ov’è piu corsa, e del morir m’affidi,

Ma più sovente la minacci e sfidi,

E con nuovo rigor da te mi sciogli:

Se non in tutto la m’involi e togli

Per grande dolcezza, né per duol m’accidi,

A par vivrà ne’ più famosi lidi

Meco ‘l bel nome tuo che ‘n questi scogli.

Ché da quel dì che da’ tuoi lumi corse

Un bel raggio divin pe’ miei nel core,

In sé romita, a ver onor si sorse.

Ma l’estremo dolor chi fia che tempre?

Che s’è ver ciò che parla il mio Signore,

De’ due l’uno, convien che mi distempre.

 

Sonetto X in prosa

Chiara anima, che accogli la mia sovente, dove è più consumata e mi difendi dal morire, ma più spesso la minacci e la sfidi, e con rinnovato rigore mi sciogli da te:

se non del tutto me la sottrai e togli per gran dolcezza, né per dolore mi uccidi, ugualmente vivrà ne’ più famosi luoghi in me il tuo bel nome [più] che in questi scogli.

Perché da quel dì che dai tuoi occhi partì un bel raggio divino attraverso i miei nel cuore, in sé eremita, si trasformò in vero onore.

Ma l’estremo dolore chi vuoi che fortifichi [tempre]? Che se è vero ciò di cui parla il mio Signore, delle due l’una, conviene che mi disciolga [dis-tempre].

 

Commento X

Sonetto difficile da decifrare. Confesso che non sono del tutto sicuro di avere capito quello che dice. Ho cercato nei testi qualche indicazione per capirne il significato, ma non ne ho trovato sufficienti. Pasquino Crupi, per esempio, spiega alcune parole e fa un riferimento alle parti del Canzoniere del Petrarca che hanno ispirato alcuni versi. Però, le parole che traduce sono abbastanza facili da decifrare da soli.

M’affidi: mi difendi.

Ancidi: uccidi.

Lumi: occhi.

Ci sono, tuttavia, altri punti sui quali Crupi non dice niente. Punti nei quali la spiegazione letterale porta a conclusioni logiche poco convincenti.

L’ultimo verso della seconda quartina si chiude con un accenno a “questi scogli”. Di cosa si tratta? Siccome scogli ci sono intorno a Ischia, la versione più frequente è che questa poesia sia stata scritta a Ischia e, quindi, che la donna amata di cui si parla sia Vittoria Colonna. Il verso significa che [vivrà] in me [nel senso di dentro di me] il tuo bel nome quanto in questi scogli. Pare che il riferimento agli scogli di Ischia sia un riferimento al circolo letterario che Vittoria Colonna ha costituito nell’isola e che avrebbe dovuto portarle fama, attraverso le opere dei poeti, molti dei quali donne, che vi facevano parte.

Solo che questo non convince: significa che la fama di quel cenacolo sarebbe durata quanto la vita di un uomo o, peggio, quanto la costanza dell’amore di un uomo.

Ci sono, poi, il secondo e il terzo verso della prima terzina: Perché da quel dì che, dai tuoi occhi, partì un bel raggio divino, attraverso i miei [occhi arrivò] nel cuore, in sé eremita, si torse a vero onore. Il riferimento è il fatto di essere stato invitato al cenacolo come lascerebbe pensare il riferimento all’eremita, ruolo che Galeazzo di Tarsia abbandona accettando di far parte di quella comunità di poeti? Pensare che il cuore di Galeazzo sia eremita perché non innamorato mai prima, dato il tipo, è un po’ difficile.

Ma l’estremo dolore chi vuoi che mi renda più forte [tempre]? Che se è vero ciò di cui parla il mio Signore, delle due l’una [estremo dolore o estrema dolcezza], conviene che mi svigorisca [distempre]. Sono il primo e il terzo verso della seconda terzina. È ispirato da alcuni versi di Petrarca che usano sia tempre che distempre e il significato dei versi non sarebbe chiaro senza la comprensione dei versi del poeta laureato fiorentino. Senonché, volendo continuare a giocare sul riferimento a Ischia, in una poesia di Vittoria Colonna che decanta le bellezze dell’isola d’Ischia, usa il verbo distempre che mette in rima, tuttavia, non con il verbo tempre, bensì con il sostantivo (tempre, nel verso 4, distempre, nel verso 8). Che Vittoria Colonna parli di Ischia in questa poesia lo mostra il riferimento al gigante Tifeo che si trova sotto l’isola e ne regge il peso e, quando si muove, provoca terremoti. Altre leggendo, però, collocano Tifeo sotto la Sicilia o con la testa sotto la Sicilia e i piedi sotto il Vesuvio.

Se quel superbo dorso il monte sempre
sostien, perch’aspirar al Ciel li piacque,
da peso e foco oppresso, cinto d’acque,
arde, piange, sospira in varie tempre.
È degno che ‘l passato duol contempre.
il presente gioir, ché Tifeo nacque
per alte imprese, e a forza in terra giacque;
non convien bel desir tempo distempre.

…..

Peccato che siano solo tutte coincidenze: Vittoria Colonna tenne cenacolo a Ischia fino alla morte del marito, avvenuta nel 1525. Inoltre, tutte le biografie concordano sul punto che, dopo il 1533, la diva non ritornò quasi più a Ischia. E siccome al 1525, Galeazzo di Tarsia aveva solo cinque anni, e al 1533 solo 13, è assolutamente da escludere che il poeta calabrese abbia conosciuto a Ischia la sua presunta musa ispiratrice.

 

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