
Sonetto XX
Col sovente cader, de’ marmi frange
Lieve stilla il rigor o molto o poco,
E di natura ogni durezza al foco
Vien che si stempre e qualitate cange.
Lasso, ma il grave duol che il cor trist’ange
Sì che il pianto è di lui sol cibo e gioco,
E la fiamma ov’ognor mi struggo e coco
Da che il sol nasce e torna fuor dal Gange,
Nulla, né pur in parte, dell’alpestra
Selce, onde armato è il petto di costei,
Scemò l’asprezza, anzi la fêr più salda.
Deh tu, Signor, che vinci uomini e dei,
Tu con l’arco e la face in quel ti addestra,
E ‘l duro e freddo suo spezza e riscalda.
Sonetto XX in prosa
La leggera goccia, con il cadere sovente, frange o molto o poco la durezza dei marmi [Gutta cavat lapidem], e per natura succede che ogni compattezza al fuoco si stempra e cambia qualità.
[Me] infelice, ma il grave duolo che il cuore triste stringe sì che il pianto è di lui solo cibo e gioco, e la fiamma dove ognora mi struggo e cuocio da che il sol nasce e torna fuori da est [dal Gange],nulla, neppure in parte, della selce [pietra comune] alpestre, di cui è armato il petto di costei, scemò l’asprezza, anzi la fece più salda.
Deh tu, dio Amore, che vinci uomini e dei, tu con l’arco e la fiaccola addestrati all’obiettivo di spezzare la sua durezza e sciogliere la sua freddezza.
Commento XX
Il poeta assimila il proprio perseverare nell’amare una donna alla goccia che, cadendo più volte e per lungo tempo sulla pietra, la scava e il proprio amore al fuoco che stempera ogni materiale compatto e lo cambia di qualità. Quindi, assimila le proprie lacrime a quelle gocce e l’amore alla fiamma. Dichiara che queste sono in azione, nel tentare di scogliere durezza e freddezza dell’amata, da quando il sole si alza [ritorna] all’alba da est. Ma niente riesce a scalfire l’asprezza della felce alpestre di cui è armato il petto della donna amata. Anzi, questa felce, nel tempo, è diventata più salda. Conclude con un invito al dio Amore di usare l’arco e la fiaccola per spezzare la durezza e la freddezza dell’amata.
Il sonetto è disperato e descrive, come spesso accade, le pene d’amore del poeta. Ma amore per chi? Sono tante, come si è già detto, le donne che sono state amate dal poeta e a cui questo sonetto può essere stato dedicato.


