Sonetto XLVIII
Poiché tutte in aprir del cuor le porte
Ad Amor, l’alma sì veloce e presta
Peso di servitù dura e molesta
Dal tiranno crudel vien che supporte,
Sdegno di mia ragione feroce e forte
Guerrier, un suo soccorso alfin si desta
E i spirti accoglie e l’arme all’uopo appresta,
Perché le ingiuste sciolga aspre ritorte.
Ma qual ha fin l’aspro contrasto? Appena
Mira in campo apparir il suo nemico,
che pon giù l’arme, e riman presa e vinta.
Lasso, quanto me’ fôra al gioco antico
Star salda, che rubella esser respinta
A nuovo strazio ed a maggior catena.
Sonetto XLVIII
Poiché nell’aprire tutte le porte del cuore all’Amore, l’anima si trova a sopportare così veloce e rapida il peso della schiavitù dura e molesta [inflitta] dal crudele tiranno [amore],
finché non si desta in suo soccorso lo sdegno, forte e feroce guerriero della mia ragione, e gli spiriti accoglie e le armi appresta allo scopo, perché sciolga le ingiuste aspre [armi] rivolte [contro di me].
Ma quale fine ha questo aspro contrasto? Appena scorge apparire in campo il suo nemico, l’anima pone giù le armi, e rimane presa e vinta.
Infelice, quanto mi piacerebbe [me’ fôra] che l’anima stesse salda al gioco antico, [invece] che ribellarsi [ed] essere respinta a nuovo strazio e a una più grande catena.
Commento XLVIII
Appena l’anima si apre all’amore, subito un crudele tiranno la aggredisce di pene e di sofferenze. Subito si reagisce con sdegno a questa situazione. Ma appena questo sdegno si trova di fronte all’anima amata, subito si arrende e lo sdegno finisce.


