
Sonetto XLIII
È questo il vago e lucido Oriente,
Onde non partì mai raggio di Sole,
Mentre ‘l chiaro fatal vivo mio Sole
Qui si mostrò pien di virtude ardente?
È questo il luogo, oimé, ricco e possente
Tanto gradito pria del sommo Sole?
Fur qui tante bellezze al mondo sole
Onde poggiavi al Ciel, ermo dolente?
O ermo, veramente orrido e cieco,
come non se’ tu già di vita casso,
poiché ‘l ben, ch’era in te, non è più teco?
Che parlo? A cui ragiono afflitto e lasso?
S’egli, per non veder tanto mai seco,
Gran tempo è già che si converse in sasso.
Sonetto XLIII in prosa
È questo il vago e lucido Oriente, dal quale non partì mai raggio di Sole, mentre il chiaro fatale vivo mio Sole qui si mostrò pieno di ardente virtù?
È questo il luogo, ohimè, ricco e possente tanto gradito pria del sommo Sole? Furono qui tante bellezze al mondo sole mentre salivi [poggiavi] al Cielo, dolente solitario?
O solitario, veramente orrido e cieco, come non sei tu di vita già cancellato, perché il bene che era in te, ora non è più con te?
Che parlo? A chi ragiono afflitto e infelice? Se egli, per non vedere tanto male con sé, è già da molto tempo che si è convertito in sasso.
Commento XLIII
Il sonetto è molto bello, sia sul piano estetico-musicale dei versi, sia sul piano dei contenuti. Il poeta ripensa l’amore come felicità e dolore, come susseguirsi di un perenne contrasto tra godimento e sofferenza. Per questa bellezza e per la concezione della vita, è importante sapere a chi è dedicato. Le tesi che si contendono il campo sono, ovviamente, due: quella di Francesco Bartelli (Galeazzo di Tarsia, Il Canzoniere, Cosenza 1888, p. 46) che sostiene che il sonetto è dedicato a Vittoria Colonna perché il paragone al sole è dedicato solo a costei. In questo caso, il luogo ricco e potente sarebbe la villa di Leucopetra della Colonna a Ischia; quella di Cesare Bozzetti (Galeazzo di Tarsia, Rime, Milano 1980, p. 145) e il luogo ricco e possente sarebbe stato il castello di Belmonte dove vivevano i due coniugi. Al momento non è dato sapere quale delle due tesi sia quella vera. Io ho preferito metterlo tra le rime dedicate alla moglie Camilla che, in questo modo, diventano quattro: questa, la XLIII, la XLV, la XLVI e la XLVII.


