
Sonetto XIV
Bellezza è un raggio che dal primo bene
Deriva, e in le sembianze si comparte:
Voci, linee, color comprende e parte,
E ciò che piace altrui pinge e contiene.
Ne’ sensi e poi negl’intelletti viene,
E mostra in un forme divise e sparte:
Pesce e non sazia, e cria di parte in parte
Di sé desire e di letizia spene.
Falde fiorite ond’orïente luce,
Oro, perle, rubin, smeraldi ed ostro,
Onda tranquilla, altro fulgor di stelle,
Chioma di sole e l’altre cose belle
Son di lei picciol ombra: ma dal vostro
Real sembiante a noi sola traluce.
Sonetto XIV in prosa
La bellezza è un raggio che deriva dal primo bene e si manifesta nei molteplici aspetti: voci, linee, colori. Comprende e divide, e dipinge e contiene ciò che piace agli altri.
Nei sensi e poi negli intelletti viene, e mostra in uno forme divise e separate: pasce e non sazia, e crea di parte in parte desiderio di sé speranza di letizia.
Falde fiorite dove oriente illumina, oro, perle, rubini, smeraldi e porpora, onda tranquilla, alto fulgore di stelle,
chioma di sole e d’altre cose belle sono una piccola ombra di lei: ma è la sola cosa che traspare dal sembiante reale.
Commento XIV
Il riferimento alle bionde chiome qui viene dato nell’espressine “chioma di sole” che si trova solo nel dodicesimo verso, primo dell’ultima strofa. Il riferimento al sole, secondo alcuni critici, viene riservato solo a Vittoria Colonna e, quindi, questo sonetto dovrebbe essere considerato tra quelli indirettamente dedicato alla divina donna cantata dal poeta. Una donna irraggiungibile e un amore impossibile.
Il senso del sonetto sta nel sostenere che la bellezza esterna, comprese che chiome bionde, è solo una pallida idea della bellezza interiore, che è bellezza della persona e delle sue virtù.
La bellezza arriva attraverso i sensi e poi raggiunge l’intelletto. È una buona via per raggiungere la bellezza interiore perché la bellezza esterna è la sola cosa che fa trasparire la bellezza reale, che è quella interiore.


