
Nel 2018, ho festeggiato il cinquantennale di quando sono diventato di sinistra. Fino alla fine di gennaio 1968 ero solo una matricola di ingegneria, un po’ populista e con le idee confuse. Quel giorno, vidi il Rettore dell’Università di Roma, Pietro Agostino D’Avack, uscire dalla Facoltà di Lettere dopo aver parlamentato con gli studenti che, da giorni, la occupano. In cima alle scale, arringa i pochi studenti presenti. Io sono tra loro, essendo appena uscito da una lezione nei locali, quasi delle baracche, di Ingegneria. Sento il Rettore promettere:
Sono andato a comunicare agli occupanti il giorno in cui, continuando l’occupazione, sarebbe scaduto il termine per gli esami della sessione straordinaria e li ho avvertiti che, se per quel giorno non avessero liberato i locali, sarei andato io stesso, alla testa di tutti i bidelli dell’Università a buttarli fuori. Non c’è bisogno di chiamare la polizia!
Ho due sogni: il primo diventare ingegnere; il secondo diventare uno scrittore di romanzi gialli. Tutti sogni che vengono stravolti da un repentino innamoramento per la Sinistra, appena pochi giorni dopo.
Sto camminando in una traversa di via Nazionale, dove sono andato a rinnovare l’abbonamento degli autobus. Sento un vociare che proviene da non so dove. Mi affretto per affacciarmi su via Nazionale.
Vedo venire un corteo di giovani. Mi avvio verso di loro. Chiedo a uno di essi perché manifestano e mi dice che la polizia li ha fatti sgombrare dalla Facoltà occupata. Mi unisco anch’io al corteo e urlo, insieme a tutti,
Via la polizia dall’Università!


