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In viaggio verso il vero amore

Sonetto XLIV

Non così lieve piume aere sereno,

Spalmato legno queta onda marina,

Rapido fiume che giù d’alpe ‘nchina,

O pié veloce nudo aperto seno

Solca, come ‘l pensier, che senza freno,

Nel verde fondo del suo error dechina,

Né per aspro sentier, né per rovina,

Od interposto monte unqua vien meno.

Ma se va dietro al Ver, ch’a destra sorge,

Quasi augel senza piuma, o pigro verme,

Serra il cammino un sasso, un sterpo solo.

Tu dunque, alto Rettor, più salde e ferme

Penne mi presta al Vero; all’altre il volo

Tronca, ed apri la via ch’a te mi scorge.

Sonetto XLIV in prosa

Non così lieve piuma [solca] l’aria serena, [nemmeno] oliato legno [solca] la quieta onda marina, [né] fiume rapido [solca] la china [‘nchina] dell’Alpe verso il basso [giù], o piede veloce nudo aperto seno

procede [solca], come il pensiero, che senza freno nel verde fondo del suo errore declina, [il quale] né [viene ostacolato nel procedere] per un aspro sentiero, né per una rovina, o monte di ostacolo mai viene rallentato [meno].

Ma se va dietro al Vero, che sorge a destra, quasi uccello senza piuma, o pigro verme, blocca [basta a bloccarne] il cammino un sasso, un solo sterpo.

Tu, dunque, alto Rettore, prestami più salde e ferme penne [per arrivare] al Vero; alle altre tronca il volo, e apri [solo a me?] la via che mi permette di vederti.

 

Commento XLIV

È la seconda Rima in cui Galeazzo parla del vero amore. Nella precedente, il XXIV, si trattava di un vero amore terreno, cioè per una donna, forse la moglie o forse (ma meno probabile) un’altra donna. In questa Rima, la possibilità che l’amore vero sia quello della vera religione è molto alta. Rimane un solo dubbio e si trova negli ultimi due versi dove Galeazzo esprime il desiderio che l’alto Rettore (dell’Universo, cioè il Dio cristiano o Eros, il dio pagano dell’amore?) tronchi il volo alle altre persone (alle altre penne che permetterebbero, se le avessero, il volo agli umani) e permettano solo al poeta di vedere l’oggetto dell’Amore. Un’altra ipotesi è che Galeazzo voglia dire che il Vero è l’unica via che porta all’Amore. Ma se questo è verto, perché il poeta chiede di essere il sole a giungere al vero e da qui all’amore?

La verità, diceva Platone, è l’unico bene che più lo si possiede, più persone lo posseggono, meno tende a esaurirsi, più verità è disponibile per gli altri. Anche questo non riconoscere l’inesauribile potenza della verità fa dubitare che questo sia un testamento spirituale e, come tale, sia stata scritta più o meno per ultima.

Il problema rimane, quindi, non del tutto chiaro. E così intendo lasciarlo fin quando non si troverà un’altra Rima che chiarisca ulteriormente il punto.

 

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