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La donna e il sole lucenti

Sonetto IV

Dall’orto il sole, e dall’occaso aperse

La mia donna le luci al nuovo giorno:

Questa d’amor, quegli di raggi adorno,

Ambi con chiome d’or lucide e terse

Egli la terra, ella il mio cuore asperse

Di vivo lume, e folgorando intorno

Egli fece alle stelle oltraggio e scorno,

ella lui d’alta invidia ricoverse.

Qual fu a vederlo! Come suol chi pave

Di Giove irato il periglioso lampo,

Né difesa può far né fuggir via.

Disse, ed io sol l’intesi, umile e grave:

Vostro il carro e del ciel l’altero campo,

E vostra, o Donna, la vittoria sia.

Sonetto IV in prosa

Da est a ovest [dall’alba al tramonto], la mia donna ha aperto le luci al nuovo giorno: questa adorna d’amor, quello di raggi, entrambi con chiome bionde lucide e terse.

Egli la terra, lei il mio cuore ha ricoperto di luce viva, e folgorando intorno, lei fece alle stelle oltraggio e scorno, ella lui [il sole] ha ricoperto di alta invidia.

Quale [spettacolo] fu a vederlo! Come suole chi teme il fulmine pericoloso di Giove irato, [da cui] non ci si può difendere o scappare via.

Disse umile e grave ed io solo lo sentii: vostro è il carro [del sole] e l’altèro campo del cielo, e vostra, o donna, sia la vittoria.

 

Messaggio IV

Tornano le chiome d’oro di una donna paragonate ai raggi del sole, anch’essi biondi. Il sole illumina la terra di luce e la donna la illumina d’amore. Come per la seconda rima, nell’ultimo verso il riferimento alla vittoria. Il nome dell’amata? Il fatto che sia collocato nello stesso posto, per giunta vicino a Donna, lo farebbe pensare. Il verso finale, con poche modifiche potrebbe leggersi così: E vostra, Donna Vittoria, sia [la mia anima, la mia mente, la mia passione).

 

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