Skip to main content

La Donna reale di Galeazzo di Tarsia

Sonetto XVI

 

Come in limpido vetro o in onda pura,

Se destr’occhio del ciel risponde in lui,

Mirar si può quel che ne’ raggi sui

Debil vista mirar non s’assicura,

Così la mia, ch’altro veder non cura,

Perde, Donna real, mirando in vui

Che siete un nuovo sole oggi fra nui:

Ch’occhio non sano a gran splendor non dura.

Ma se mi volgo al cor che d’ogni parte

Riceve il folgorar del vago viso,

Non splende raggio in lui ch’ei non mi mostri.

Dunque a che tormi il sol degli occhi vostri,

se il veggio assai via men se in lui m’affiso,

e lo scopro in me stesso a parte a parte?

Sonetto XVI in prosa

Come in un limpido vetro o in una pura onda, se l’occhio destro del cielo [il sole] risponde in lui, si può mirare quello che nei suoi raggi debole vista non riesce ad osservare.

Così la mia [vista] che non cura altro vedere, perde, o donna reale, osservando voi che siete oggi un nuovo sole tra di noi: che occhio non sano non resiste a sì gran splendore.

Ma se mi rivolgo al cuore che riceve da ogni parte il folgorare del desiderato viso, non splende raggio in lui che egli non mi mostri.

Dunque perché togliermi il sole dei vostri occhi, se lo vedo assai meno se in lui mi concentro, e lo scopro in me stesso da parte a parte?

 

Commento XVI

Il senso della poesia sta in una metafora e in una conclusione. Così come il sole che è nel cielo non si può guardare se lo si guarda direttamente, ma si riesce a guardarlo se lo si guarda riflesso in un limpido vetro o in una pura onda, allo stesso modo, voi, donna reale, che siete il sole tra di noi, non potete essere guardata direttamente, ma solo attraverso qualcosa che vi rifletta. Questo qualcosa è il cuore del poeta che riceve tutta la luce che splende dal vago viso della donna reale. Nel cuore non c’è raggio [emanato dalla donna] che egli non mostri.

Dunque, a che pro togliermi la possibilità di vedervi di persona, [mia donna reale], se vi vedo assai meno se vi guardo assiso [direttamente] e vi vedo [di più e meglio] se vi scopro in me stesso pezzo per pezzo.

Questo il senso. Importanti due cose: il poeta ribadisce che sta dedicando questa poesia a una donna reale (lo ribadirà anche in altre); questa donna viene paragonata al sole.

Chi è questa donna reale? Secondo alcuni è sempre Vittoria Colonna, l’unica donna che sia paragonata al sole. C’è, però, del tautologico in questa affermazione: l’unica donna che viene citata, a parte la moglie, nelle poesie di Galeazzo di Tarsia è Vittoria Colonna ed è quindi l’unica che il poeta può paragonare al sole (per la moglie non lo può fare perché le dedica delle poesie solo dopo che muore). Poi, c’è questo sonetto in cui una donna reale viene paragonata al sole. Se ci fosse stata un’altra donna, oltre Vittoria Colonna, a essere esplicitamente cantata come oggetto di desiderio, e questa mai fosse stata paragonata al sole, allora potremmo concludere che solo Vittoria Colonna è stata paragonata al sole. E potremmo concludere che anche questo sonetto è dedicato a Vittoria Colonna e, quindi, anche gli altri in cui usa l’espressione Donna reale sono dedicati a Vittoria Colonna.

Altrimenti, l’ipotesi più probabile è che, come con Vittoria Colonna, usa espressioni indirette per indicarla (la vittoria, la colonna, l’albero vittorioso, la palma), allo stesso modo indichi con il termine Donna reale una donna diversa da Vittoria Colonna. A sostegno di questa ipotesi, il fatto che nel sonetto Donna viene messa con l’iniziale maiuscolo, come se fosse l’iniziale di un nome.

 

Leave a Reply