
Rima XL
Come nocchier che con sdrucito legno,
Quand’austro e aquilon venuti a guerra
Non lasciano apparir sole né stella,
Solca pien di timor l’onde del mare
E va con basse antenne ed umil vela
Incerto del suo fin cercando il porto.
Tal io d’Amor al desiato porto
Drizzai sovente il combattuto legno,
Levando gli occhi alla mia stanca vela:
Me agli alti miei desir sorte fe’ guerra,
E mi spinse dal lido in più gran mare
Senza veder la fortunata stella.
Che s’io giungesse a riveder la stella
Che sol potea guidarmi al caro porto,
A scherno prese avrei l’ire del mare
E forse alfin quest’agitato legno
Drizzato avrei con la squarciata vela
Ov’altri non potea fargli più guerra.
Ma pria lupo ad agnel non farà guerra,
Prima il sol splenderà men d’una stella,
Che spiri un giorno alla dubbiosa vela
Aura men cruda e da guidarmi in porto:
Ch’aspra fortuna ognor provò il mio legno
Da che fu spinto dalla riva in mare.
Sono scogli i desir, la vita è mare
Ove si soffre una continua guerra,
e la nostra speranza è un fragil legno,
A cui si cela ogni benigna stella
Che menar possa al sospirato porto,
Senza la guida di ragion, la vela.
Or se già manca a me governo e vela
In questo della vita istabil mare,
Comincio in tutto a disperar del porto
E a soffrir del mio destin la guerra;
Ed alfin per voler di ferma stella
Dell’onde rimarrà preda il mio legno.
Signor, tua ormai può la mia vela,
Dopo sì lunga guerra e fuor del mare
Condurre, e il legno frale a miglior porto.
Rima XL in prosa
Come nocchiero che con lacerata nave, quando Austro e Aquilone, venuti a guerra, non lasciano apparire sole né stella, solca pieno di timore le onde del mare e va con basse antenne [i lunghi pali, traversi rispetto all’albero, che reggono in alto la vela quadra] ed umile vela cercando, incerta del suo fine [del risultato], il porto,
tale io sovente indirizzai al desiato porto d’Amore il combattuto legno, levando gli occhi alla mia stanca vela; ma la sorte fece guerra agli alti miei desideri, e mi spinse dal lido in più gran mare senza vedere la fortunata stella.
Che se io giungessi a rivedere la stella che sola poteva guidarmi al caro porto, a scherno avrei prese le ire del mare e forse alfine questo agitato legno avrei drizzato con la vela squarciata dove altri non potevano più fargli guerra.
Ma prima [succederà] che il lupo non faccia più guerra all’agnello, prima il sole splenderà meno d’una stella, [prima] che un giorno spiri aria meno cruda alla vela dubbiosa e [tale] da guidarmi in porto: [è successo] che aspra fortuna provò ognora il mio legno, da quando fu spinto dalla riva in mare.
Sono scogli i desideri, la vita è il mare dove si soffre una continua guerra, e la nostra speranza è un legno fragile, a cui si cela ogni benigna stella che possa portare la vela al sospirato porto, senza la guida della ragione.
Ora se già mi manca governo e vela in questo instabile mare della vita, comincio in tutto a disperare del porto e a soffrire di più la guerra del mio destino, ed alfine per volere di ferma stella il mio legno rimarrà preda delle onde.
Signore, la tua stella, dopo sì lunga guerra e fuori dal mare, ormai può condurre la mia vela e il mio fragile legno a miglior porto.
Commento XL
La Rima XL paragona l’innamoramento a un viaggio per mare con una nave che, tanto più è passato il tempo, tanto più si presenta malandata. La Rima XL si collega al Sonetto XIII nel quale il poeta ammette di avere avuto tanti amori, cioè di avere tante volte solcato il mare con la propria nave verso il porto dell’Amore conquistato. Così è passato tanto tempo, ma soprattutto la nave ha viaggiato tanto, e ad ogni nuovo viaggio si è presentata sempre più malandata e sempre meno sicura di raggiungere l’agognato porto, cioè di ottenere l’Amore.
Per quanto riguarda, poi, lo schema delle rime, esse sono date sempre dalle stesse sei parole (Legno, Guerra, Stella, Mare, Vela e Porto) poste in modo che ogni sestina cominci con una parola diversa e ogni verso presenti ogni volta una parola diversa. Lo schema diventa chiaro nella tabella che segue.
| Sestina/verso | Prima | Seconda | Terza | Quarta | Quinta | Sesta | Settima |
| Primo | Legno | Porto | Stella | Guerra | Mare | Vela | Vela |
| Secondo | Guerra | Legno | Porto | Stella | Guerra | Mare | Mare |
| Terzo | Stella | Vela | Mare | Vela | Legno | Porto | Porto |
| Quarto | Mare | Guerra | Legno | Porto | Stella | Guerra | |
| Quinto | Vela | Mare | Vela | Legno | Porto | Stella | |
| Sesto | Porto | Stella | Guerra | Mare | Vela | Legno |
La settima sestina, interrotta a metà, serve probabilmente a mostrare che lo schema può continuare all’infinito in quanto i tre verso vengono conclusi con le stesse parole dei primi tre versi della sesta sestina.


