
Sonetto XXV
Questa immagine viva che dal morto
Mio cor traluce sì ch’ogni altr’adombra,
Da me stesso talor tanto mi sgombra,
Ch’io dico: Il tuo star meco è breve e corto.
Talor ragiona (e questo è che m’ha morto):
Non sai che lei, di ch’io son raggio ed ombra,
Di te pari sembianza preme e ingombra?
Lo star teco altrimenti fôra a torto.
Ambi vivi in altrui, morti in voi stessi,
Ella di te e tu di lei sembianza
Rendere, come suol limpido specchio.
No, rispondo io che gli amorosi messi
Conosco e la fallace mia speranza,
Non entra in gabbia augel canuto e vecchio.
Sonetto XXV
Questa immagine viva che dal mio morto cuore traluce così che ogni altra adombra, mi sgombra talora tanto da me stesso che io dico: il tuo stare con me è breve e corto.
[Questa immagine] talora ragiona (e questo è quello che mi ha ucciso): non sai che un’uguale sembianza di te preme e ingombra lei, di cui io sono raggio e ombra. Lo stare con te, altrimenti, sarebbe a torto.Entrambi vivi negli altri, morti in voi stessi, ella di te e tu di lei rendete sembianza, come suole limpido specchio.
No, rispondo io che conosco gli amorosi messaggeri e la fallace mia speranza, non entra in gabbia augello vecchio e canuto.
Commento XXV
Nell’ultimo verso il poeta si paragona a un uccello canuto e vecchio il quale, data la lunga esperienza di vita che ha avuto e le delusioni d’amore che ha conosciuto, non si fa ingabbiare facilmente. Non si tratta, però, di una ammissione di anzianità, quanto i un’ammissione di esperienza e conoscenza della vita che il poeta ha accolto per la grande esperienza che ha avuto, nei tanti amori che ha avuto.
Nel primo verso, il poeta definisce morto il proprio cuore, l’organo che produce l’innamoramento. Quando dal cuore emerge un’immagine viva, tutto il resto viene adombrato. Lo stesso avviene nella donna amata, la lei che porta del poeta un’immagine analoga. E sono entrambe immagini vive.
Il che porta come conseguenza che, pure essendo in se stessi morti, i due innamorati vivono ciascuno nell’altro. E il poeta che lo sa non ci casca e non si lascia catturare.
Il senso del sonetto è che l’amore che emerge incontrollabile da un cuore morto, per le troppe precedenti delusioni, produce immagini più vive del cuore stesso da cui erompono. E questo può succedere sia all’uomo che alla donna.
Ma cosa sono queste immagini più vive e cosa è questo amore che emerge da un cuore morto. La mia ipotesi è che il cuore è morto quando non è più capace di ricevere la freccia di Cupido e che produce l’innamoramento. Ma l’Amore non è solo innamoramento. L’Amore è anche passione e sesso, cioè Eros. Cupido è l’Amore quando lancia la freccia e il cuore morto è il cuore insensibile alle frecce di Cupido. Eros è l’Amore quando l’innamoramento finisce o non c’è mai stato e rimane la passione dei sensi, il sesso.


