
Sonetto VII
Fiamma gentil, che in cielo, in mare, in terra
E negli abissi eternamente giri,
Ov’è l’imperio tuo che, ovunque spiri,
Le tue faville termine non serra?
Quella di pietà ignuda, ch’aspra guerra
Fece gran tempo agli alti miei desiri,
Per cui dogliose lagrime e sospiri
Convien che meco alfin porti sotterra,
Non degna pur mirar, non che s’inchine
Al sacro tempio ed al tuo foco ardente,
Di freddo armata adamantino smalto.
In se stessa raccolta, le divine
Sue bellezze vagheggia, e non consente
Ch’ardisca occhio mirar tant’alto.
Sonetto VII in prosa
Fiamma gentile che in cielo, in mare, in terra e negli abissi eternamente giri, dov’è l’imperio tuo che, ovunque si affermi, non delimita confine alle tue faville.
Quella priva di pietà che gran tempo [fa] fece un’aspra guerra ai miei più alti desideri, per cui dogliose lacrime e sospiri conviene che porti con me sottoterra,
non è degna nemmeno di guardare, non di inchinarsi al tuo tempio sacro e al tuo fuoco ardente, armata di freddo adamantino smalto.
Raccolta in se stessa, vagheggia le divine bellezze, e non permette che occhio umano ardisca mirare così in alto.
Commento VII
Gentile fiamma [d’amore] che giri ovunque nell’universo, cielo, terra e mare, dove è la sede del tuo impero nel quale, una volta che ti sei affermata, le tue faville non trovano ostacoli o confini?
Anche questo sonetto tratta dell’ambiguità dell’amore e ne tenta una spiegazione. Questa consiste nel fatto che la fiamma, per sua natura, porta grandi gioie, ma anche grandi dolori. E queste ultime prevalgono perché amore vive in una dimensione troppo alta e irraggiungibile.
A volte amore, fiamma priva di pietà, fa soffrire, come ha fatto per molto tempo soffrire me. Amore ha fatto un’aspra guerra ai miei desideri, per la qual cosa mi toccherà di portare fino alla morte dolorose lacrime e sospiri. Questa fiamma d’amore non è degna di guardar al sacro tempio [dell’amore] e al tuo fuoco ardente, in quanto è coperta di smalto freddo come un diamante. A volte amore si presenta in un involucro freddo che fa intravedere la fiamma d’amore, ma la rende irraggiungibile. La colpa sta nel fatto che la fiamma se ne sta raccolta in se stessa, fa sognare le divine sue bellezze, e non permette ai mortali di mirare (puntare con gli occhi) tanto in alto da raggiungerle.


