
Rima XXXV
Palma leggiadra e viva,
Fondata in chiaro e lucido diamante,
Che tocchi ‘l ciel con l’auree cime sante;
Se cotanto sei schiva
Della vista d’ingegno e basso amante
E celartene brami,
Da me non torcer lo splendor de’ rami:
Ché nel celeste verde
Occhio frale e terren tosto si perde;
Ma se altronde riluce,
Quasi in limpido corpo eterna luce,
Nel cor ti veggio ove per sé rinverde.
Rima XXXV in prosa
Palma leggiadra e viva, piantata su un chiaro e lucido diamante, che tocchi il cielo con le aeree sante cime, se sei tanto schiva, alla vista di un indegno e basso amante, e desideri nasconderti, non distogliere da me lo splendore dei rami: perché nel celeste verde l’occhio fragile e il terreno duro si perde; ma se da un’altra parte riluce, quasi eterna luce in limpido corpo, ti vedo nel cuore ove rinverdisce per se stesso.
Commento
Siccome nella Rima XII la palma, simbolo della vittoria, è stata definita “arbor vittoriosa” e considerata un implicito riferimento a Vittoria Colonna, anche il primo termine di questa rima (Palma) viene considerata un riferimento a Vittoria Colonna. Ed è la settima poesia che viene considerata dedicata alla nobildonna. Anche in questa Rima, Galeazzo si definisce indegno e basso amante rispetto all’amata per i motivi già detti:
Vittoria Colonna ha una grande reputazione, per la famiglia a cui appartiene, per l’uomo che ha spostato e di cui è rimasta vedova, per l’essere lei stessa una poetessa, per l’essere amica di Michelangelo Buonarroti, per essere corrispondente di Reginald Pole, e di tante altre persone impegnate nel tentativo di ricucire lo scisma anglicano. Motivo per cui andò in sospetto dell’Inquisizione che cominciò un’indagine su di lei che venne abbandonata solo per la morte della marchesa, nel 1547.


