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Vita e morte in una poesia non presente nel Canzoniere

Sonetto LI

Mentre a baciar le vive rose a pena

de la mia donna per pietà m’è dato,

il cor tenta d’uscir misto col fiato,

se l’apre Amore, e non si larga vena

Che dal dolce sentier indi lo mena

A miglior vita nel bel corpo amato,

e inutil peso, con la morte a lato,

cerca lasciarmi, e senza polso e lena.

Se non che ‘l gran piacer non fa dimora,

da l’amoroso fuoco oltre sospinto,

ei fora altrove, ed io non più sarei;

E, con strano miracolo, in brev’ora,

da estreme dolcezze in tutto vinto,

morto in me stesso e sarei vivo in lei.

Sonetto LI in prosa

 

Mentre mi è dato appena per pietà di baciar le vive rose della mia donna,

il cuore tenta di uscire insieme al fiato, se lo apre Amore, e non così larga vena

il quale [Amore], di poi, attraverso dolce sentiero, lo porta a miglior vita nel bel corpo amato, e un inutile peso cerca di lasciarmi, con la morte a fianco e senza polso e forza .

Se non che il gran piacer non si costruisce dimora, oltre viene sospinto dall’amoroso fuoco,

egli sarebbe fuori [di me], ed io non ci sarei più.

E, con strano miracolo, in poco tempo, da estreme dolcezze del tutto vinto, sarei morto in me stesso e vivo in lei.

 

Commento LI

 

Non stupisce che questo sonetto sia rimasto escluso dal Canzoniere. Non sembra ben riuscito. Il suo senso è il seguente: il mio cuore innamorato cerca di uscire dal mio corpo e di entrare nel corpo della donna amata; solo che non trova modo di stabilirsi dentro di lei continuando a dare vita a me che del cuore ne sono privo. La conclusione è che il cuore di un innamorato rende l’amante morto e viva l’amata.

Quello che non funziona è la mancanza di simmetria tra i due: se questo è vero per me, dovrebbe essere vero anche per lei che mi ama (o, se mi ama). La conclusione dovrebbe essere che se io amo e muoio, ma vivo per due, lo stesso dovrebbe succedere per lei che mi ama: anche lei dovrebbe morire ed io vivere per due. O meglio, il mio cuore vive in lei e il suo cuore vive in me, nell’ipotesi che entrambi amano.

La poesia così come è, con uno solo che ama e muore, sarebbe poesia di disperazione. Solo che non ci sono accenni di disperazione in questa poesia. Quindi, la poesia è incompleta. Da sonetto di 14 versi dovrebbe diventare una poesia con due, o forse tre, o forse quattro o sette versi per completare la simmetria.

La mia conclusione è che questo sonetto, che affronta il tema della morte dell’innamorato, è stato lasciato fuori dal Canzoniere non perché il Canzoniere dovesse essere composto di sole 50 Rime, ma perché non deve essere riuscito bene.

C’è, inoltre, al verso 10 un oltre sospinto che, forse, è un altre sospinto. In questo secondo caso la sintassi non sarebbe del tutto esatta, ma questo è il minor problema perché spesso le poesie violano la sintassi o la grammatica. Solo che se fosse altre, e non oltre, come in alcune versioni viene recepito, nella mia lettura, il senso verrebbe a perdersi.

Quindi, malgrado in Bozzetti, il primo che abbia pubblicato queste quattro rime non inserite nel Canzoniere, io abbia letto altre, ho preferito correggere con oltre.

 

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